Il vostro ultimo disco, intitolato "Uno", mostra una vena molto più cantautoriale rispetto alle precedenti prove, da cosa nasce questa particolare visione musicale?
"In realtà non è stata ricercata. Deriva probabilmente da una nostra esigenza in quanto ascoltatori di musica non necessariamente violenta o sonica".
All'interno di "Uno" c'è anche una collaborazione con Paolo Conte, un vate della musica italiana. Una collaborazione non scontata per i Marlene Kuntz. Ma com'è avvenuto il contatto col cantautore e quali le vostre impressioni?
"Noi siamo sempre stati fan di Paolo Conte e, in un'occasione, siamo anche riusciti a conoscerlo. Lui ci apprezza musicalmente, gli piace la nostra vena - come la definisce lui - quasi "decadente". E proprio per questo motivo, Cristiano (Godano: leader della band, ndr) è andato ad un suo concerto per chiedergli di chiosare un nostro brano, "Musa", con un racconto. Conte, persona molto schiva e riservata e poco interessata alle collaborazioni, ha detto di voler rifletterci un po'. Poi il telefono di Cristiano ha suonato e dall'altro capo c'era proprio Paolo Conte che ha espresso un po' di perplessità sul racconto, dicendo di non essere sicuro di esserne all'altezza, ma in alternativa ha proposto una suonata di pianoforte.
Per ogni canzone all'interno del booklet c'è una frase, una riflessione, uno spunto scritto da autori, artisti, scrittori diversi. Sfogliando le pagine di quello che presto sarà il nuovo album di poesie in musica dei Marlene Kuntz troviamo gli appunti di Carlo Lucarelli ("111"), Stefano Benni ("Canzone ecologica"), Tiziano Scarpa ("Canto"), Marco Lodoli ("Abbracciami"), Enrico Brizzi ("Fantasmi"), Gianmaria Testa ("La ballata dell'ignavio"), Marco Bosonetto ("Negli abissi fra i palpiti"), Babsi Jones ("Sapore di miele"), Emidio Clementi ("Stato d'animo"), oltre a Paolo Conte stesso che si occupa di "Musa", e agli enigmatici e anagrammatici E. Kuntz Zelmann e Ann Relke Mutz per "Uno" e "Canzone sensuale". Da cosa nasce quest'idea che caratterizza il disco?
"Per quel che riguarda la musica, oltre a Paolo Conte, vorrei citare il contrabassista Drag Cohen, un grandissimo musicista che ci ha anche sorpreso nella sua performance. Entrava in studio e nell'arco di due ascolti era già in grado di suonare il brano".
La data barese, così come il nuovo tour nazionale, è stata appositamente ideata come una performance teatrale: da cosa nasce questa necessità di un'atmosfera più calma, di un pubblico più attento, di una platea che viene coinvolta diversamente?
"Siamo artisti sempre in cerca di nuovi stimoli. C'eravamo anche un po' stufati di suonare nei soliti club, nei soliti festival. Avevamo proprio la necessità di confrontarci con un'ambiente che fosse diverso, che fosse altro. Questo disco, poi, si presta ad essere eseguito e suonato in teatro".
Hai letto il libro di Cristiano Godano "I vivi"
"M'è piaciuto. Ho ritrovato alcune cose vissute insieme e situazioni piacevoli. Ci ho messo un po' a leggerlo, ma anche perchè non sono un gran lettore".